Stanno già brindando

Col bicchiere tra le mani e il sorriso a 36 denti salutano il Sindaco Marino che – sperano – se ne va.

Pronti ad addentare la loro fetta di città. I palazzinari, Caltagirone in testa, in attesa di politiche di sviluppo urbanistico (sic!) che permettano loro di inondare di cemento le praterie di Tor Vergata, assieme alle zone dell’agro ancora non distrutte dalle loro febbrili e fallimentari manie casificatorie.
Ridono anche i comitanti per le olimpiadi, i consorziati per le metropolitane, gli appaltatori delle supercazzole inutili, costose ed orribili.

Brindano quoque i giubilanti, al di qua e al di là del Tevere: in discesa rotolano i trenta denari verso le loro misericordiose casseforti.

Si sbellicano dalle risate i marmisti che hanno lastricato di lapidi le stazioni della Metro C e che non vedono l’ora di restituire il marmo alla porta San Giovanni (trafugato nei millenni dai marmisti loro avi) nella nuova folgorante stazione ancora da realizzare.
Un sorriso speciale da parte del pettoruto Alfio Marchini che, accanto all’ambizione di diventare finalmente sindaco, non vede l’ora di ristrutturare il suo patrimonio immobiliare con le agevolazioni che vorrebbe elargite dal Comune.

Sorridono i capibastone del PD, cui era stato ingiustamente negato il meritato assessorato, per ottenere il quale avevano preceduto Alfano e Verdini nella transumanza.
Gioiscono gli esponenti dei partiti alleati perché sperano – illusi! – che finalmente potranno piazzare un assessore della loro corrente in Giunta, qualunque essa sia, qualunque cosa faccia…

Se la ridono gli affaristi del mondo della monnezza che finalmente potranno tronare a lucrare sulle discariche abusive e a far soldi sullo smaltimento dei nostri rifiuti.
Cantano i vigili urbani che torneranno nei loro quartieri come boss ad aprire le mani e le tasche per graziare baristi, ristoratori, commercianti, grossisti ed artigiani sulle cui piccole e grandi irregolarità chiuderanno di nuovo occhi e orecchie.
Tirano un sospiro di sollievo gli imbucati dell’ATAC di Alemanno, assunti per inutili inesistenti lavori al posto di autisti, macchinisti e meccanici.
Sorridono anche le ditte che, mancando meccanici qualificati nelle officine, sguazzavano negli onerosi appalti di manutenzione.

Balleranno i destri e i fascistelli che, dopo aver saccheggiato le finanze pubbliche, sperano di tornare al governo di una città coi conti ormai in ordine e di nuovo saccheggiabile.

Si galvanizzano i pentastellati, illusi di avere di nuovo il monopolio dell’onestà e seriamente convinti di ottenere la maggioranza dei voti dei romani.

Stappano il campari gli spiaggiati del lido degli ostiensi: torneranno ad appropriarsi delle nostre spiagge?

Sputano soddisfazione i mille e diecimila piccoli abusatori dei beni pubblici, convinti di poter tornare a violentare le nostre strade e i nostri quartieri con i loro miseri e squallidi interessi individuali.
Con quale soddisfazione si faranno l’occhietto gli intellettuali, gli artisti e gli spettacolanti teatranti, musicanti e televisisti che amavano la simpatia di Veltroni e proprio non potevano sopportare Marino l’antipatico.

Rideranno infine tutti quei romani che si sono lasciati condizionare dai di sopra interessati alla caduta di Marino, cui hanno rinfacciato le colpe di anni e anni di malaffare, sperpero di denaro pubblico, indifferenza istituzionale.

A chi pensava che finalmente qualcosa stava cambiando nell’eterna città di Roma, che forse c’era qualche speranza e un’alternativa all’eterno declinoso disfacimento della città, non rimane che una flebile e ostinata speranza, quella dell’illuso.

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