Via da Google?

James Whittaker, ex Capo Sviluppatore di Google+, il social network di Google, lascia l’azienda di Mountain View con una lunga lettera personale, tradotta in italiano (Perché ho lasciato Google) dal blog Tagliaerbe.

In sintesi, Whittaker pensava che Google fosse un’azienda tecnologica e, invece, “è solo un’azienda pubblicitaria”, come uno show televisivo che produce contenuti per attrarre inserzionisti pubblicitari. Tipico modello di business per mercati a due versanti, come questo.

Dove sono i bei tempi andati – si chiede Whittaker – quando Google era una fabbrica di innovazione, che permetteva ai dipendenti di sviluppare la loro vocazione imprenditoriale tramite vari premi e bonus, lasciando loro il 20% del tempo libero?

C’è che Google si è svegliata dal suo “social dream” accorgendosi che il suo dominio negli annunci pubblicitari iniziava ad essere minacciato da Facebook. E allora la parola social è diventata divenuta un mandato aziendale, col nome di Google+. Le idee che non mettono Google+ al centro dell’universo sono considerate distrazioni. Improvvisamente, la cosa del 20% è risultata sciocca. Google Labs è stato chiuso.

Ci si concentra sul core-business, non c’è più spazio fantasia e creatività. Gli extra-profitti diminuiscono e, con essi, anche la libertà dei knowledge workers.

Epperò, di fronte al successo di Facebook, “Google si è comportata come il ragazzo ricco che, dopo aver scoperto di non essere invitato alla festa, ha organizzato una festa tutta sua per rappresaglia. Senza che nessuno si è presentasse alla festa di Google.”

Insomma, nonostante l’immantente tendenza al monopolio tipica dei mercati online, Google vede insidiato il proprio primato, non dall’emergere di un competitor più dinamico nel proprio mercato di riferimento, ma dal mutamento complessivo del contesto e del mercato che sposta altrove il fulcro della creazione di valore in rete.

Così è avvenuto con Facebook e con Apple, che hanno saputo, rispettivamente con il social networking e con l’ecosistema device+app, rivoluzionare il paradigma dell’accesso online, decretando la fine del Web così come lo conoscevamo. Al punto da far decretare la morte del Web.

Oggi, come mette in luce Farhad Manjoo quattro aziende provenienti da settori distinti, come Amazon, Apple, Facebook e Google. Si contendono il dominio di un’unico mercato globale ed iper-convergente, dove, come si sa, “the winner takes all” e a tutti gli altri non restano che le briciole.

PS (19/3).Molto interessante l’analisi di Paolo Bottazzini, che incornicia le dimissioni di Whittaker in un’apporfondito ragionamento strategico.

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