La macchina s’avanza e il lavoro cognitivo…

L’IBM ha progettato Watson, macchina pensante assunta da Citygroup per valutare i rischi finanziari e il grado di affidabilità dei clienti. Ne parla il Corriere (E il supercomputer trova lavoro a Wall Street).

Watson è in grado di comprendere e processare il linguaggio umano, risolve problemi complessi, può «leggere», immagazzinare e analizzare 200 milioni di pagine in 3 secondi. Non si ammala mai, non ha problemi sentimentali e di umore che lo distraggano, lavora 24 ore al giorno. Watson sa leggere articoli di giornale, comunicati ufficiali, documenti, prospetti. E persino monitorare Facebook e gli altri social network. E trarre un senso da tutte queste informazioni confuse e frammentarie.

In realtà se ne parla da più di un anno, non solo sul tecnoentusiasta Wired. Sul New York Times ad esempio, nella sua interessantissima rubrica permanente chiamata “Smarter than you think“, dove Clive Thompson afferma che viviamo in un’epoca in cui le macchine sono sempre più intelligenti e che negli ultimi anni gli sviluppatori hanno fatto progressi in campi che una volta sembravano riservati agli umani: dal riconoscimento vocale alla robotica ai motori di ricerca. Anche se ritiene che i progressi più promettenti sono iniziati con l’affinamento delle tecniche di text mining.

Sempre sul NYT, John Markoff mette in evidenza come, se tradizionalmente gli economisti sostenevano che le nuove forme di automatizzazione, pur rendendo obsoleti posti di lavoro nel breve periodo, nel lungo periodo la crescita economica e la creazione di nuovi posti di lavoro avrebbero abbondantemente rimpiazzato i posti di lavoro perduti, oggi, il rapido avanzamento nella comprensione del linguaggio naturale è destinato a portare a una nuova ondata di automazione che promette di trasformare settori dell’economia precedentemente non toccati dall’innovazione tecnologica.

Leggi: il lavoro intellettuale, professionale.

“Virtually any job that now involves answering questions and conducting commercial transactions by telephone will soon be at risk”. E conclude, indicando che la nuova frontiera che (ancora) separa l’umano dall’intelligenza artificiale non è nel fornire risposte ma nel formulare domande.

Piccola chiosa a mo’ di postilla

Sarebbe ora che i teorici del capitalismo cognitivo tenessero in conto di questi fatti, prima di postulare che si starebbe verificando un’egemonia delle conoscenze mobilitate attraverso il lavoro rispetto al sapere incorporato nel capitale fisso.

Aggiornamento (29/03/2012):

I futurologi di Google, come Maryssa Mayer, ritengono che tra 20 anni Google sarà in grado di prevedere e suggerire risposte ai propri utenti, forse anche prima che questi abbiano formulato la domanda. Neanche più le domande ci resteranno?

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