Video online: fine del PC generalista. E l’oligopolio televisivo?

Si parla da tempo di fine della Tv generalista ma, aspettando Godot, pare che ad andare in pensione sarà prima il PC generalista. Negli USA, meno della metà dei video in streaming è fruito da PC. Avanzano Smartphone, tablet e Tv ibride, connesse, cioè, ad Internet.

Se ne è parlato anche ad Eurovisioni.

Tanto per scrivere un post lungo – che alcuni proprio non riescono a leggere – consegno al Blog alcuni spunti di rifelssione maturati sull’argomento.

1.    Siamo abituati a discutere di fine della Tv generalista che rischiamo di non vedere il declino dei personal computer generalisti. Mi ha colpito la notizia che gli smartphone e i tablet (come l’iPad) abbiano superato per vendite il Personal Computer. La Tv ibrida, un decoder (interno o esterno) che permette di ricevere i video via Internet sul proprio televisore, potrebbe inserirsi in questa ondata innovativa che ha profondamente modificato il mondo delle comunicazioni mobili, di Internet e del personal computing. La Tv ibrida è stata da più parti annunciata come la prossima “Big next thing” sfornata dall’incessante lavorio della fucina digitale. Questo particolare computer, che unisce internet al televisore domestico, si aggiunge a tutti quei dispositivi che stanno per mandare in pensione il vecchio pc generalista (una tecnologia vecchia ormai più di 45 anni, se prendiamo a riferimento la Programma 101 di Olivetti, immessa sul mercato nel 1965, un po’ meno se prendiamo l’Apple 2 del 1976).

2.    E così la convergenza digitale, il confronto tra mondo televisivo e computer, si conclude con  una vittoria e una sconfitta del pc. Il pc vince perché entra in tutti i dispositivi elettronici: egemonizza la convergenza. Ma nel momento in cui colonizza e digitalizza tutto il panorama preesistente – dalla radio al telefono, dal libro alla televisione – annulla anche se stesso in quanto personal computer. Un computer in ogni dispositivo all’insegna della specializzazione ritagliata sui particolari contesti d’uso dell’utente, segna la fine del computer generalista.

3.    Il processo di convergenza tra servizi video e informatica è un processo inarrestabile, che sta subendo un’accelerazione impressionante. Eppure bisogna stare attenti a non cadere nella trappola tecnologica: il fatto che sia possibile realizzare un dato apparecchio non significa di per sé che tale apparecchio avrà un successo sul mercato. Sono i bisogni degli utenti, in continua evoluzione, che dettano in ultima istanza il ritmo dell’innovazione. Quanti “Big next things” abbiamo visto abbandonati sulla via dell’innovazione? La stessa Apple Tv, uno dei primi decoder dedicati alla connessione Internet-Tv, fu lanciata sul mercato nel 2007 e non è mai decollata, a differenza dei suoi “cugini” iphone e ipad, che in pochi mesi hanno rivoluzionato i rispettivi mercati.

4.    Se sono gli utenti stessi a dar vita alle prime forme compiute di convergenza, è anche vero che per avere il decollo di una nuova tecnologia, è necessario che l’offerta si organizzi e si strutturi. Sul web sono nate innumerevoli comunità di interesse su specifici programmi televisivi (qui, quo, qua 😉, molto prima che le stesse emittenti dedicassero siti e pagine ai loro programmi. Allo stesso modo, l’idea di portare contenuti televisivi scaricati da Internet sul televisore domestico è già praticata a livello diffuso, grazie alla masterizzazione di dvd e alle memorie di massa connesse col televisore.

5.    Per questo, nonostante un certo atteggiamento di cautela su quello che l’industria elettronica di consumo tende a spingere come il prossimo necessario passaggio della rivoluzione informatica, la Tv ibrida sembra avere tutte le carte in regola per sfondare come prodotto di massa. Ci sono però alcune condizioni, a partire dalla disponibilità di contenuti di qualità adatti a questo contesto domestico.

6.    Vi sono contenuti neo-autoriali, anche di notevole qualità artistica e spettacolare, realizzati spesso in forma diffusa che trovano ampio spazio di emersione sulle nuove piattaforme video digitali, spesso raggiungendo un pubblico notevole, grazie alla potenza del social networking. Questi nuovi contenuti, generati dagli utenti, rappresentano un arricchimento per il mondo della comunicazione. Produzioni che si pongono al crocevia dell’amatoriale e del professionale. Palestre di creatività, nuove forme di espressione, nuovi linguaggi, germogli di una rinnovata industria culturale in rete.

7.    Eppure molti dei contenuti video presenti sul web oggi sono prodotti fruiti ai limiti della violazione dei diritti di proprietà intellettuale, quando non interamente illegali. Segno che i prodotti professionali del mondo cinematografico e televisivo sono molto richiesti. Ma, mentre è ragionevole pensare che i nuovi modelli di business (sia pay che sussidiati da pubblicità) che si stanno affermando (penso a piattaforme come iTunes, a Youtube e all’arcipelago dei servizi di Google, ad Amazon e altri ancora) possano portare a una soluzione ragionevole su questi argomenti, bisognerebbe iniziare a considerare le sfide poste da un mercato globale dei contenuti video-televisivi e le minacce che un tale mercato pone alle industrie nazionali e al lavoro professionale.

8.    Nel Regno Unito la BBC ha lanciato il progetto Canvas, un sistema di distribuzione di programmi Tv on demand via internet, nato in collaborazione con le emittenti commerciali e con gli operatori di rete. In questo modo il servizio pubblico britannico assolve alla propria missione di offrire al pubblico i benefici delle tecnologie e dei servizi di comunicazione emergenti cui è istituzionalmente preposta. La BBC inoltre agisce come catalizzatore di sistema, dando impulso all’innovazione nel settore. Riuscirà la Rai a presidiare uno spazio di offerta informativa, culturale e d’intrattenimento nel nuovo scenario?

9.    Negli Stati Uniti le maggiori emittenti commerciali si sono unite nel progetto Hulu per presidiare il proprio ruolo anche nel nuovo mercato digitale della Tv ibrida. Riusciranno gli operatori commerciali e di servizio pubblico, free to air e pay Tv, italiani ed europei a presidiare un ruolo innovativo nella comunicazione pubblica, o anche solo un proprio spazio economico? Quali soluzioni sono in fase di progettazione o di studio? Quali dovrebbero? E perché non lo sono?

10. La Direttiva europea Audiovisual Media Services tenta di regolare questo settore in rapido mutamento ma non sappiamo se quelle disposizioni riusciranno a reggere all’impatto della prossima ondata di innovazione. Penso in particolare alla pubblicità, ma anche alle quote di riserva per le produzioni europee, alla tutela dei minori, insieme a tutte quelle misure di “attenuazione” di immagini violente e inadatte a un pubblico generalista frutto di processi di auto- e di co-regolamentazione delle maggiori emittenti europee.

11. Sempre più, nell’uso delle tecnologie digitali le competenze dei minori sopravanzano quelle dei propri genitori. Alcuni temono che l’immersione precoce nel web e nel social networking possa influenzare i progetti educativi dei genitori o condizionare la funzione della scuola in maniera rilevante. Certo è che i minori si stanno progressivamente – e sempre più precocemente – autonomizzando nella scelta di cosa fare (e con chi stare) nel tempo libero. Ma la Tv connessa ad internet nel salotto di casa potrebbe portare a una condivisione del tempo passato davanti al video di tutta la famiglia. Attraverso dispositivi come il parental control, la Tv ibrida potrebbe anche rappresentare più un’opportunità che una minaccia per tutelare i minori, sempre che si sviluppino i necessari protocolli tecnici e gli opportuni accordi di autoregolamentazione.

12. In conclusione. Ancora una volta l’innovazione digitale rischia di scardinare modelli, posizioni e gerarchie fondate su posizioni di rendita, su vantaggi derivanti da asimmetrie informative, dal controllo di risorse scarse , come le frequenze e la pubblicità. Una nuova serie di attori globali si sta affacciando sul mercato televisivo e la risposta deve venire da tutto il sistema: dal settore industriale, pubblico e privato, per sviluppare sistemi di estensione dell’offerta on demand, a partire dall’architettura della Tv digitale terrestre; la politica deve trovare risposte credibili e praticabili per la riforma del servizio pubblico, permettendo alla Rai di ammodernare le proprie strategie e di esercitare un ruolo guida nell’innovazione; le Autorità di regolamentazione, nazionali ed europee, devono trovare strumenti agili e flessibili per condurre tutte le forme di servizi di media audiovisuali alla medesima cornice regolatoria.

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