Il valore del lavoro intellettuale nella società della conoscenza

Affermano sul blog di Precariementi, che “nel momento in cui appare evidente che l’attivismo mediale esercitato on-line è una pratica che produce un valore di cui si è sostanzialmente espropriati emerge con forza la natura conflittuale dei rapporti tra utenti della Rete e coloro che, mettendo a disposizione protocolli comunicativi e sociali, realizzano un profitto.”

[Su questo tema, si veda anche la recensione del libro “Felici e sfruttati” di Carlo Formenti.]

L’intervento di Mario Rotta, “Autori, lettori e valore del lavoro intellettuale nella società della conoscenza: una modesta proposta“, rilanciato da Precariementi, avrebbe il merito di non arrestarsi a quella che ormai è, a tutti gli effetti, una “ricognizione dell’ovvio” per proporre una possibile soluzione.
Da leggere.

PS. A una prima lettura il progetto proposto da Rotta pare interessante ma inefficace e rischioso. In particolare, non si considerano a sufficienza le dinamiche di concentrazione tipiche della rete (ed invero, leggendo Barabasi, tipiche di tutte le reti), che tende a dividersi in pochi nodi con moltissime connessioni e moltissimi nodi con poche connessioni: insomma mi riferisco alla tipica dinamica paretiana, condensabile nell’adagio “piove sul bagnato”.

IMHO, la proposta di una “banca della conoscenza” avanzata da Rotta non farebbe che aumentare il credito, il prestigio ed il guadagno dei pochi hub intellettuali presenti in rete.

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3 Responses to Il valore del lavoro intellettuale nella società della conoscenza

  1. Ciao,
    sono il redattore di Precaiementi che ha scritto l’introduzione al pezzo che avete segnalato (grazie per averlo fatto). Ci tengo a sottolineare che anche noi, nelle discussioni che abbiamo avuto prima di rilanciare il pezzo di Rotta, abbiamo espresso molte perplessità rispetto alla sua proposta, eppure, come ho anche scritto, mi pare importante il fatto che si cominci a pensare ad alternative a questo stato di cose che più voci stanno denunciando in questi tempi. Ci tenevo a sottolinearlo.

  2. Caro Flavio,
    proprio per questo spirito ho ripreso la vostra segnalazione: le soluzioni – se mai ci saranno – non possono che seguire un intenso e diffuso dibattito. Quindi darei merito ed atto a voi e a Rotta di aver fornito un contributo in questo senso.
    Avevo capito che avete ripreso il pezzo con lo spirito del “riceviamo e volentieri pubblichiamo” ma hai fatto bene a precisarlo, perché questo passaggio non era chiaro nel mio post.
    Buon lavoro!
    Robert Castrucci

    PS: complimenti per l’iniziativa di precariementi, che mi ricorda Sapere Lavoro (sa-la.splinder.com), un’iniziativa avviata qualche anno fa ma molto più disordinata con alcuni colleghi precari della conoscenza.

  3. Grazie dei complimenti, che fanno sempre piacere. Come redazione una parte di noi si occupa proprio del rapporto tra Rete, precariato e lavoro cognitivo. Magari ti interessa contribuire al discorso con un intervento che potremmo pubblicare sia qui su soluzione che su PM, se ti va fammi sapere.

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