Sviluppatori, gate-keepers e utenti

C’era una volta il two sided market, un mercato a due versanti.
Il two sided market è una categoria sviluppata nell’ambito dell’economia dei beni informativi. In cosa si distingue dai mercati “normali”, a un solo versante? In pratica, il produttore di un bene o l’erogatore di un servizio si trova ad intermediare tra due tipologie di clienti, che hanno bisogno di quella piattaforma per entrare in contatto.
Esempi storici di mercati a due versanti sono quello della stampa periodica e quotidiana o quello della Tv. I giornali, da una parte hanno per clienti i lettori, dall’altra gli inserzionisti pubblicitari. Entrambe le tipologie di clienti sono disposte a pagare, e così il modello di business prevalente nel campo della stampa prevede un mix di introiti da spesa diretta dei lettori e da investimenti pubblicitari delle imprese interessate a informare i lettori di una specifica testata.
La Tv commerciale funziona allo stesso modo, con la differenza che qui il modello di business prevede di cedere agli spettatori il prodotto in forma gratuita, con l’obiettivo di massimizzare l’audience, e di “vendere” il proprio pubblico agli inserzionisti.

Nel tempo si sono affermate forme ibride e sono nate la pay Tv, dove gli introiti da spesa diretta degli spettatori sono di gran lunga superiori a quelli pubblicitari, e la free press, dove al contrario, i giornali sono distribuiti gratuitamente ai lettori e gli introiti provengono esclusivamente dagli inserzionisti.
Le due tipologie di clienti si influenzano a vicenda, dando luogo “effetti di rete” (network effects), che possono essere di segno positivo o negativo. Nei casi citati, all’aumento dei lettori di un giornale o degli spettatori di un programma televisivo, aumenta l’attrattività per gli investitori pubblicitari. Vi è quindi un’esternalità positiva. Viceversa, per gli spettatori, la quantità di pubblicità trasmessa da’ luogo a un’esternalità negativa, perché più pubblicità c’è, minore è l’attrattività del programma.

Oggi, con il digitale, aumentano le “piattaforme” in grado di dar luogo a mercati a due versanti, e gli stessi versanti possono diventare anche tre o quattro. Un esempio è costituito dai sistemi operativi per smartphone dove, convivono utenti, investitori pubblicitari e sviluppatori di applicazioni.

Ne parla una ricerca di Vision Mobile, ripresa da Key4biz. E’ possibile scaricare il rapporto qui, previa cessione della propria mail (funziona anche con una mail farlocca).

Se prendiamo gli sviluppatori di applicazioni, questi sceglieranno di sviluppare per una specifica piattaforma (iPhone, Android, Symbian, Microsoft o Blackberry) in funzione della consistenza delle altre tipologie di clienti. Ovvero, il numero di utenti dotati di un determinato sistema e la consistenza di investimenti pubblicitari disponibili per quella stessa piattaforma. In questo modo possono sviluppare il modello di business ottimale per la loro applicazione, dosando in varia maniera il sussidio pubblicitario e  la richiesta di pagamenti all’utente finale. Si consideri che per questa tipologia di clienti – gli sviluppatori di applicazioni – l’accesso alla piattaforma è gratuito, dal momento che i gate-keeper (apple, google, ecc.) tendono a massimizzare il numero di applet disponibili, per attrarre un maggior numero di utenti finali e, quindi, anche di investitori pubblicitari.

Questi fattori, più altri, come la facilità di utilizzo di un software piuttosto che di un altro, la propensione degli utenti finali a pagare per le applet (gli utenti di iPhone sono i più redditizi in questo senso) e altro ancora, determinano la strategia e il modello di business dei vari sviluppatori.

Conclusioni? Circa un terzo degli sviluppatori guadagna meno di 1.000 dollari ad applicazione (che richiede in media un mese di lavoro per essere realizzata). La piattaforma meno redditizia è Symbian, gli sviluppatori che usano iOs di Apple sono quelli che guadagnano di più (3,3 volte in più per app rispetto a Symbian), seguiti da quelli che usano BlackBerry OS (2,4) e da Android (1,7).

C’è da scommettere che si impenneranno presto due dinamiche di concentrazione: sul versante delle piattaforme – ne sopravvivranno 3, forse 4 – e sul versante degli sviluppatori: attualmente un mercato “nuovo”, dove convivono grandi software houses e smanettoni freelancer; in futuro ci sarà meno spazio (e meno introiti) per quelli più piccoli, che forse sopravvivranno come prestatori d’opera gratuita…

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