Government broadband report Q2 2011 – The Economist

è uscito un rapporto dell’Economist Intelligence Unit sulla Banda Larga nel 2011 (secondo quarto): Full speed ahead. The government broadband report Q2 2011.

Governments are keen to bridge the digital divide between urban and rural areas by bringing basic broadband services of between 1Mbps and 5Mbps to all. Yet governments also want
to facilitate greater rollout of so-called next-generation networks (NGNs) that can provide broadband speeds of between 40Mbps and 100Mbps, and sometimes higher.

Da un tempio del liberismo com l’Economist ci si aspetterebbe ora alcune considerazioni critiche sui governi che s’immischiano di industria e sullo Stato che dovrebbe starsene fuori dall’economia.

Invece, il rapporto prosegue come se l’argomento non fosse mai stato sollevato in passato, fornendo per giunta una giustificazione teorica e pragmatica alla necessità dell’investimento pubblico.

Because both basic and NGN services require costly investments in networks beyond areas where commercial operators may see a commercial return (i.e. regional and rural parts of a country), governments are stepping in where the private sector has traditionally stayed away.

E via elencando i cinque step degli invetimenti (secondo l’attuale livello di infrastrutturazione dei diversi paesi: 1. upgrade del Backbone nazionale e dei collegamenti internazionali; 2. copertura universale di una banda larga minima; 3. Rollout delle NGN nelle aree più densamente popolate; 4. estensione delle NGN nelle aree meno popolose;
5. sviluppo di reti di nuova generazione wireless (LTE, a complemento dell’infrstruttura fissa e che, per inciso, richiede le frequenze attualmente in mano alle emittenti televisive).

Prosegue il rapporto descrivendo le strategie pubbliche di investimento (più o meno invasive, più o meno con lo stato nel ruolo di imprenditore collettivo), gli obiettivi, le risorse. Naturalmente l’Italia spicca per le poche risorse impiegate… In controtendenza anche su questo.

Quello che è evidente è che per ripartire, si ritiene centrale l’intervento pubblico, che deve favorire lo sviluppo dell’economia di rete. Traguardo da cui far ripartire un nuovo ciclo di accumulazione.

 

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