Formenti contro tutti

Il nuovo libro di Carlo Formenti, “Felici e sfruttati. Capitalismo digitale ed eclissi del lavoro” Promette fuoco e fiamme. In quarta di copertina, ad esempio, si legge: “Net economy: lavorare tutti, lavorare sempre. L’intelligenza collettiva, e quelli che la rubano”.

Il libro, che non è motivato dall’esigenza di approfondire alcuni nodi teorici, adotta un linguaggio sarcastico, diretto, assertivo più che argomentativo, tipico del pamphlet scritto sull’onda dell’indignazione e dell’irritazione.

Indignazione:
– per la faccia tosta dei guru delle new economy che, assorbito lo schiaffo della crisi del Nasdaq del 2000, tornano a snocciolare imperterriti le loro false profezie su un futuro liberato dal principio di scarsità;
– per il cinismo dei teorici della wikinomics e del crowdsourcing;
– per l’ipocrisia con cui si celebra la cooperazione delle comunità amatoriali;
– per l’esaltazione dei principi del libero mercato che fa da foglia di fico al più colossale processo di concentrazione monopolistica della storia del capitalismo;
– per l’annuncio mistificatorio della fine di ogni gerarchia;
– per la difesa della cultura dei digital natives, soggetti ad amputazioni sensoriali e mnemoniche che, lungi dall’essere vantaggi competitivi, non sarebbero altro che funzionali a nuove forme di “taylorismo digitale”;
– per le promesse di meritocrazia di fronte a delocalizzazioni, disoccupazione tecnologica e precariato.

Irritazione:
– per il ritardo con cui apologeti della rivluzione digitale si sono tardivamente pentiti senza fare autocritica;
– verso gli utopisti del web che si attardano a nutrire illusioni, anziché prendere atto del fallimento delle utopie e puntare il dito contro le forze che lo hanno determinato;
– verso i nostalgici della cultura hacker, ormai totalmente emarginata o rientrata nei ranghi del sistema;
– verso gli esteti del “post-umano”, che i esaltano per internet, rimuovendo dalla loro analisi i fattori economici, politici e sociali della mutazione epocale in corso;
– per i discorsi sul nuovo “capitalismo personale”, perniciosa metafora che rischia di di nobilitare le inedite pratiche di sfruttamento del capitalismo delle reti;
– verso i discorsi sul rifiuto del lavoro, incapaci di individuare i soggetti sociali, politici e istituzionali che dovrebebro traghettare la società “oltre il lavoro”.

Insomma: assolutamente da leggere. Ce n’è per tutti!

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