Lavorare gratis: Huffington Post

Nell’etica hacker la visibilità precede il guadagno. Essere riconosciuti dai propri pari non ha prezzo; se poi a questo riconoscimento segue anche qualche moneta, tanto meglio. Ma non è la circolazione e l’accumulazione di denaro che motiva chi scrive, performa, o declina comunque la propria creatività online. Piuttosto la motivazione sta nella spinta a far circolare le (proprie) idee e nell’accumulazione di capitale sociale: il riconoscimento e la stima dei propri pari.
Più che nel modello weberiano dell’etica protestante, finalizzata all’accumulazione di denaro e tesa ad accettare i sacrifici mediante un rinvio della gratificazione, il modello è rintracciabile nell’etica hacker, inquadrata a suo tempo da Pekka Himanen.

è probabile che molti dei blogger che contribuivano al successo del Huffington Post la pensassero così. Però poi è successo che quella comunità di blogger, quell’aggregatore di post di successo, dopo cinque anni di attività a perdere, ha cominciato a macinare profitti. Ed è successo anche che Arianna Huffington abbia ceduto la proprietà del sito ad America On Line per un posto nel board, un ruolo da caporedattore e, incidentalmente, per la bellezza di 315 milioni di dollari.

A questo punto, devono aver pensato i blogger, non mi basta più la notorietà che mi dai per il mio lavoro: voglio anche qualcosa di quei soldi che anche io ho contribuito a farti guadagnare. Ed ecco la buona notizia: Huffington Post è al centro di una class action depositata da un gruppo di blogger che l’accusa di trattamento scorretto. E chiedono un risarcimento da 105 milioni di dollari, in proporzione succitata alla transazione e ai 9 mila blogger impiegati per il suo successo.

Nel frattempo l’Huffington Post sta diventando un case study di successo su come guadagnare sul lavoro altrui senza pagarlo.

Non si può che auspicare che anche il ricorso di massa presentato da alcuni di quei novemila blogger divenga a sua volta un case study di successo su come farsi pagare il lavoro, anche se lo si svolge volentieri, anche se non si è iscritti all’ordine dei giornalisti, anche se lo si fa nel tempo libero.

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