Eli Pariser e l’Information Junk Food

Mi era capitato di porre il problema qualche anno fa nel corso di un seminario su Servizi informativi e profilazione automatica dell’utente.

Con il crescere della profilazione dell’utente e la contestuale personalizzazione del consumo di informazioni – argomentavo – sarebbe diminuita l’eterogenità degli stimoli culturali e sarebbero cresciute le barriere alla comunicazione con l’altro da sé.

Ora l’argomento torna d’attualità, essendo stato trattato con ben maggiore autorevolezza da Eli Pariser nel corso di una Ted Conference, secondo quanto riportato in un articolo di Bianca Bosker sul Huffington Post e ripreso in Italia da Carlo Formenti sul Corriere Economia. Non riesco a trovare il filmato, quindi le mie fonti sono indirette e limitate agli articoli citati.

Dunque: Eli Pariser, attivista liberal e animatore di MoveOn.org, sostiene che gli algoritmi che operano per personalizzare i servizi informativi a noi diretti, e che si trovano nel modo di funzionare di Facebook e di Google, ci mostrano quello che ritengono che vogliamo vedere e che non coincide necessariamente con ciò di cui abbiamo bisogno.

“invisible algorithmic editing of the web” via personalized search results, news feeds and other customized content is threatening to limit our exposure to new information and narrow our outlook. (…)

This moves us very quickly toward a world in which the Internet is showing us what it thinks we want to see, but not necessarily what we need to see

Per salvaguardare l’esistenza di una sfera pubblica, argomenta Pariser, è dunque necessario che le imprese responsabili della personalizzazione di tali servizi informativi, includano nel proprio codice un senso della vita pubblica e di responsabilità civica.

We really need you to make sure that these algorithms have encoded in them a sense of the public life, a sense of civic responsibility,

Risponderanno positivamente?

Intanto regsitro un’ulteriore indizio a sostegno della tesi di una sostituzione della funzione intellettuale a favore di un crowdsourcing mediato da macchine. Diceva Baudrillard nel 1983.

Le vecchie distinzioni tra il biologico e il tecnologico, il naturale e l’artificiale, l’umano e il meccanico stanno diventando progressivamente inaffidabili

O come la mette più recentemente Chris Anderson

The short head will be human, the fat middle social and the long tail algorithmic

Qui il reportage della conferenza di Pariser.

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